Verso L’homo eco-sapiens

Verso L’homo eco-sapiens

Cittadini coscienti e risoluti per il domani


Nel numero di gennaio Giuseppe Zois sottolineava la parola che meglio rappresenta lo spirito dei nostri tempi: “permacrisi”, ovvero il susseguirsi di situazioni d’emergenza che ci troviamo a subire, quali l’epidemia di Covid, la guerra in Ucraina, la crisi climatica, i terremoti. Forse l’unico modo per attraversare questa crisi permanente è un “permacambiamento”, che ci veda protagonisti di una transizione ecologica verso un nuovo modo di abitare la terra.  La nostra civiltà può collassare o trasformarsi. Se vogliamo essere ancora dobbiamo cambiare. Non possiamo andare avanti come abbiamo fatto finora.

Sì, occorrono scelte di governo e un immenso impegno da parte del mondo imprenditoriale per riconvertire le forme di produzione, tenendo conto della transizione energetica. Occorre un “capitalismo sociale” che sappia coniugare profitto e giustizia, che ridistribuisca la ricchezza anche ai paesi più poveri e promuova il bene comune, come indica la Dottrina sociale della Chiesa. E’ attraverso il contributo di Papa Ratzinger che quest’ultima ha ancor più evidenziato la centralità dell’essere umano nel processo produttivo, dando il via a un nuovo umanesimo.

Benedetto XVI ha denunciato la pericolosa finanziarizzazione dell’economia e la sofisticazione degli strumenti monetari, che richiedono un intervento politico di regolazione più deciso. Dovremo rinunciare all’idea di una crescita senza fine, e quindi di un arricchimento continuo. Il riferimento non può che essere a San Francesco (del quale quest’anno commemoriamo gli 800 anni dell’approvazione della Regola): la sua tunica, ritrovata a Cortona, è un patchwork di toppe che testimonia l’atteggiamento anticonsumista del Santo. I rattoppi furono fatti da Santa Chiara, e ci riportano all’idea di riparare, ricucire, dare alle cose una seconda possibilità anziché buttarle via (e quanto vale questo anche nelle nostre relazioni, che spesso hanno bisogno di essere ricucite, riconciliate!). 

Ma non deleghiamo tutto alla politica, qualcosa dipende anche da ciascuno di noi, singolarmente, dai nostri comportamenti virtuosi: pensare che il singolo non possa fare nulla conduce solo alla paralisi. L’antropologa statunitense Margaret Mead scriveva: “Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti possa cambiare il mondo. Questo, infatti, è quanto è sempre successo”. Il cambiamento di rotta, worldshift (mutamento mondiale) secondo gli psicologi sociali si innesca quando un numero sufficiente di individui cambia in meglio un comportamento; illuminante in proposito è il “fenomeno della centesima scimmia”: un gruppo di scimmie aveva imparato spontaneamente a lavare le patate per eliminare la sabbia prima di mangiarle; tale abitudine si diffuse nel gruppo molto lentamente, per imitazione, ma quando il numero di scimmie raggiunse una certa soglia numerica, la pratica si diffuse in tempo brevissimo e tutte iniziarono a lavare le patate. 

Mai rinunciare a credere che possiamo ancora gettare le basi per una civiltà umana più pacifica e sostenibile. Dove c’è imperfezione e rabbercio, lì c’è una promessa di cambiamento: “Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla” (R. Bach).