I dieci anni di Francesco

I dieci anni di Francesco

La testimonianza costante ad essere testimoni di Cristo


Era il 13 marzo 2012. Penso che tutti ricordiamo quella sera. Nelle settimane precedenti, c’erano stati diversi avvenimenti che avevano colpito profondamente la comunità della chiesa. Dopo tanti secoli, un papa, Benedetto, rinunciava al suo ministero; la convocazione dei cardinali, il conclave, l’inizio della giostra (nei mezzi di comunicazione) circa la scelta del successore di Benedetto. Quella sera, in seguito a un accordo precedente con la nostra televisione, sempre in attesa di una chiamata, ero appena tornato a casa, quando la chiamata arrivò: fumata bianca dalla cappella Sistina, segno dell’elezione del papa. Corsa allo studio della RSI e inizio della lunga attesa, fatta di collegamenti, immagini, ipotesi, discussioni. E finalmente l’annuncio: Habemus Papam. La scelta dell’eletto fu solo in parte una sorpresa. Tutto quello che avvenne dopo fu grande sorpresa. Bisogna andare a quei momenti, ricordarli, per capire Francesco. La scelta del nome: prima di lui, a partire da Leone, ci furono Pio, Benedetto, Giovanni, Paolo, Giovanni Paolo; mai un nome fuori da un elenco ormai tradizionale. Jorge Bergoglio sceglie un nome nuovo, fortemente evocativo, suggerendo in questo modo come intende il suo servizio pastorale. Poi l’atteggiamento, la maniera di rivolgersi ai presenti in Piazza S, Pietro e a tutta la Chiesa. Una presentazione semplice, senza i segni tradizionali (solo l’abito bianco), la mancanza dei solenni titoli papali, dichiarandosi vescovo di Roma, poi l’invito a una comune preghiera silenziosa. 

Non possiamo, non dobbiamo illuderci. Papa Francesco, senza alcun dubbio, è uno dei Papi maggiormente discussi e criticati. Il suo ministero si compie in uno dei periodi più difficili, segnato da sconvolgimenti, crisi, difficoltà. In questo contesto Bergoglio, contrariamente a quello che spesso si dice, ha una linea chiara e decisa. Porta l’esperienza di una società diversa da quella in cui viviamo e siamo abituati: viene da lontano, dalle frontiere del nostro mondo. Forse anche per questo a volte sorprende e sconcerta. È un uomo, un vescovo libero, della libertà cristiana che nasce dalla fede e dal vangelo. Richiama continuamente i valori fondanti del vangelo; la sua parola è sempre radicata nella parola di Gesù. Fraternità, accoglienza, attenzione ai più poveri, cura dell’altro, misericordia. Per questo interviene sulle sofferenze, sui disordini delle nostre società. Coloro che non lo amano affermano che parla soltanto di questioni sociali (migranti, giustizia) e non di Gesù: (ma come si leggono o non leggono!) i suoi interventi scritti, le parole che dona negli incontri del mercoledì o della domenica. Al di là di forme a noi magari estranee, si percepisce che il fondamento della sua vita è la fede in Gesù, la parola del vangelo. Anche quando interviene in maniera decisa contro i mali della Chiesa, il clericalismo, le colpe dei ministri, la vanità, l’abuso di potere, la parola sgorga dal vangelo (e senza dubbio dalla sua formazione nella Compagnia di Gesù). 

Molto si potrebbe dire di Papa Francesco; ma dietro a parole, gesti, iniziative guardiamo quello che realmente offre: il richiamo, la testimonianza dell’essenziale, come essere semplicemente discepoli di Gesù.