La missione del vescovo

La missione del vescovo

Esempio per il gregge, testimone della buona notizia


“Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge”. Queste parole le leggiamo in uno scritto del Nuovo Testamento (la prima lettera di Pietro) e si riferiscono a coloro che nella Chiesa sono chiamati a un ministero, indicati con il termine di anziani. Il Nuovo Testamento conosce e parla dei vari ministeri ecclesiali, ma non sono così precisamente descritti come noi li conosciamo. Tuttavia, l’anziano è il responsabile di una comunità: servitore e anche investito di autorità, la cui missione è riassunta così bene nelle ultime parole del testo citato: facendovi modelli del gregge. La rinuncia del vescovo Valerio ci dà l’occasione per riflettere al ministero episcopale: questa circostanza ci aiuta a capire quanto la Chiesa ha bisogno di questo servizio per realizzare pienamente la sua natura e identità. 

Poco dopo la fine dell’epoca del Nuovo Testamento, e dopo il termine dell’età apostolica, le lettere di un grande testimone della Chiesa ormai uscita dallo spazio delle origini, il vescovo Ignazio di Antiochia (martire a Roma attorno all’anno 108), presenta la comunità cristiana e i suoi ministeri come li conosciamo noi oggi. Ogni Chiesa locale ha il vescovo, circondato e aiutato da diaconi e presbiteri: il ministero episcopale è come il perno, il cardine attorno al quale si costituisce la comunità. Evidentemente, il fondamento, “la pietra angolare” di ogni comunità cristiana è Gesù, il crocifisso, risorto, vivente. È Lui il Signore, l’Unico Signore e qualsiasi ministero non si sostituisce a Lui, ma in suo nome serve la comunità dei credenti in Gesù (e nel mistero di Dio Padre Figlio e Spirito Santo). 

La Chiesa nasce dall’annuncio e dalla proclamazione del vangelo, la buona notizia in assoluto: questo annuncio è affidato primariamente al ministero episcopale. La Chiesa vive, nella fede, la celebrazione della memoria della morte e della risurrezione del Signore: anche questa celebrazione è affidata primariamente al servizio del vescovo, e dei presbiteri che al suo posto, e in comunione con lui, celebrano l’eucaristia, che è fondamento e fonte della vita della Chiesa. Questo significa che quando per e in una comunità di credenti si celebra attorno al vescovo, o almeno in comunione con lui, l’eucaristia, in quel luogo e in quel momento c’è la Chiesa. Inoltre, per mezzo del ministero del vescovo del luogo, e nella celebrazione dell’eucaristia, la comunità locale vive e realizza l’unità e la comunione tra le altre Chiese locali. 

Questo è il cuore, la ragione del ministero episcopale. Poi, il servizio del vescovo lo impegna in tanti (forse troppi!) compiti e responsabilità, sia per la Chiesa, sia nella e per la società civile. Il ministero diventa un onere (non un onore), una fatica quotidiana. Chi è chiamato ha bisogno della grazia di Dio, e dell’aiuto e sostegno di tutti i membri della Chiesa, cioè di ogni battezzato.