La sconvolgente rivelazione di Dio

La sconvolgente rivelazione di Dio

Manifestazione di semplicità, povertà e umiltà 


Dio, nessuno l’ha mai visto. Nessuno può veramente parlare di Lui, perché il suo mistero supera infinitamente le capacità della mente umana, perché è al di là di tutto. Eppure, nella maniera più impensata, inimmaginabile, perfino paradossale, l’Infinito si è reso visibile. Ma non è soltanto questa rivelazione che stupisce, quasi sconcerta. Non è soltanto il fatto, ma come. Lo proclama Giovanni nel prologo del suo vangelo: il Verbo, che è Dio, si è fatto carne, cioè uomo, è venuto ad abitare in mezzo a noi, è venuto come nostro fratello. Il suo volto, quello del figlio di Maria, è apparso come un bambino. Un neonato che porta in mezzo a noi il volto di Dio. Un volto fragile come quello di ogni essere umano alla sua nascita; debole, non potente, straordinario, come figura che viene da un altro mondo. È la notizia che leggiamo nel vangelo; una notizia, se la prendiamo sul serio, sconvolgente. I cristiani di tutti i tempi hanno cercato di fissare visivamente questo evento. A Roma, nelle catacombe di Priscilla, un dipinto del III secolo, mostra la madre e il bambino, forse la più antica immagine della natività. 

Natale 1223, Francesco d’Assisi a Greccio realizza il primo presepio, di un’estrema semplicità. In una grotta, su un altare portatile, posto sopra una mangiatoia, fu celebrata l’Eucaristia, con la presenza di un asino e di un bue (animali che venivano da un vangelo apocrifo e che avevano assunto anche significati simbolici), senza altre figure, ma con la presenza del popolo stupito e festante. Tommaso da Celano, primo “biografo ufficiale” di San Francesco così ricorda l’avvenimento: “Si dispone la greppia, si porta il fieno, sono condotti il bue e l’asino. Qui si onora la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umiltà e Greccio si trasforma quasi in una nuova Betlemme”. 

La fede e l’amore di Francesco d’Assisi l’hanno guidato a iniziare la tradizione del presepio: l’evento della nascita di Gesù non è più soltanto dipinto sulle icone, o scolpito sulla pietra, ma rappresentato in una dimensione più evidente, più “realistica”. Qui viene una prima osservazione: il presepio non è nato dalla genialità di un artista, o dalla riflessione di un teologo, ma dal cuore del fratello di Assisi che aveva letto, amato e vissuto il vangelo. Nella sua esistenza, vissuta nella semplicità del cuore, Francesco ha trovato la forma efficace per rendere presente, celebrare il fatto della manifestazione di Dio, non nella potenza ma nella semplicità, povertà, umiltà che sono al centro dell’insegnamento di Gesù, espresso nel discorso sulle beatitudini. 

Dalla notte di Greccio a oggi la storia del presepio ha conosciuto un numero molto grande di espressioni (con belle tradizioni regionali, come per esempio a Napoli o in Provenza). Spesso c’è il desiderio e l’intenzione di rendere attuale, contemporanea la scena della natività, introducendo situazioni o persone, segnate dalla sofferenza o dalla povertà. Non sempre sono realizzazioni riuscite, ma meritano rispetto perché manifestano il desiderio di vedere la presenza di Gesù per tutti. Tra i personaggi della tradizione provenzale c’è il “ravi”, l’estasiato: così dovremmo essere noi davanti alla scena del Natale di Gesù.