L’interminabile notte della ragione

L’interminabile notte della ragione

In contemporanea con l’attacco all’Ucraina altre 70 guerre sul pianeta


Storia maestra di vita. Maestra? Guardiamo alla voce “Ucraina” e abbiamo l’infinita, eterna riprova di quanto sia purtroppo vero il contrario. L’uomo non vuole imparare niente. I millenni passano invano. Si riteneva che il “Vecchio Continente” avesse imparato la lezione: il Novecento con i due conflitti mondiali è stato il secolo più crudele della storia europea. Adesso, in piena conclamata modernità siamo ripiombati in orrori che si ritenevano per sempre rimossi: la ragione schiacciata una volta ancora dalla brutalità della guerra. Quante volte si è gridato un “mai più” alla brutalità della violenza con milioni di vittime, senza distinzione tra militari e civili?

Tutto inutile. Regimi autoritari e totalitari sembravano finiti e l’icona recente più significativa è stato l’abbattimento del Muro di Berlino. 

Una volta ancora si vede come le parole, gli accordi, gli impegni sono travolti e spazzati via dalla follia delle armi per risolvere questioni e problemi dove la prima chiamata in causa è la diplomazia. Scorrono fiumi di sangue, bombardamenti giorno e notte, missili, eccidi, torture, stragi di innocenti, mostruosità inenarrabili, colonne interminabili di profughi, anziani, mamme, bambini che cercano di salvare la vita in un “altrove”, non importa quale, sradicati dalle proprie terre. Ogni volta catapultati nella spirale di un peggio che non finisce mai. 

È la disumanità totale della guerra a prevalere, facendo deserto di ogni sforzo e appello alla pace. Il radar è stato puntato sull’invasione e sull’aggressione della Russia all’Ucraina ma nello stesso tempo il pianeta è afflitto da altre 70 guerre nei 5 continenti, tutte in ugual modo atroci e orribili, tutte da fermare. C’è urgenza – come è stato conclamato nella Marcia per la Pace Perugia-Assisi (24 aprile scorso) – di “una politica nuova, una politica di cura, di pace e nonviolenza basata sul diritto internazionale dei diritti umani, sul disarmo e sulla consapevolezza che un mondo ormai globalizzato, frammentato, sottoposto a grandi sfide comuni richiede il passaggio dalla competizione selvaggia alla cura reciproca, dall’economia di guerra all’economia della fraternità, dalla sicurezza armata alla sicurezza comune”.

Anche la filosofia sta subendo l’annientamento dei carri armati. Hegel, ad esempio, si era detto convinto che l’uomo, dopo aver attraversato oceani di prove – il male nelle sue inesauribili versioni vissute e subite – si sarebbe evoluto, raggiungendo la vetta dell’etica, quindi bel bene. Nel ventunesimo secolo Hegel dovrebbe correggere la sua visione idealistica di fronte a orchi, gerarchi, dittatori, governanti autocrati che ripercorrono le vie del male, senza nulla aver appreso e compreso delle tante terribili lezioni che la Storia ci ha già consegnato. Si susseguono con sconvolgenti ritorni città-simbolo martoriate: oggi sono Mariupol e Bucha, che seguono Aleppo, Sarajevo, Stalingrado, Guernica e innumerevoli altre di un elenco vecchio come il mondo.

E l’umanità si ritrova condannata senza fine a essere spettatrice impotente di conflitti fratricidi, di macerie e rovine, di conseguenze per tutti, senza confini. Si arriva a un punto in cui non si sa più neppure cosa sperare: forse in un improbabile ma non impossibile soprassalto di coscienze?