Papa, fratello e servitore

Papa, fratello e servitore

Il messaggio di Francesco


Introduzione: Un saluto devo ai lettori, che vorranno seguire questo percorso sulle parole di Papa Francesco, per indagare e interpretare il suo insegnamento e un poco anche il suo cuore. Ringrazio i responsabili della rivista che mi hanno proposto questa collaborazione. In occasione di questo primo contributo, approfitto dell’occasione per esprimere un forte sentimento che sento anche come un dovere. Mi riferisco non alle vicende che mi hanno colpito alla fine dello scorso anno, su cui non intendo ritornare. In questi mesi ho ricevuto moltissimi sostegni, da tanti fratelli e sorelle, che non riesco a raggiungere singolarmente per dire grazie. Qui ho la possibilità di raggiungere almeno qualcuno. Grazie ancora a tutti e a tutte: la fraternità e la condivisione non sono soltanto belle parole, ma sono ancora una grande realtà.

Presbiteri, vescovi, papi: tutti diversi.  Jorge Bergoglio, venuto dai confini del mondo, è ancora più diverso degli altri, per la gioia di molti e il fastidio di alcuni. Diverso per la sua storia, per il percorso esistenziale e pastorale. Un papa gesuita, con una vita trascorsa in un contesto geopolitico, economico, e anche ecclesiale particolare, l’America latina terra di grandi ricchezze e di grande povertà; regione di dittature, di rivoluzioni, di fermenti di libertà e di giustizia. Bergoglio arriva a Roma, con un’esperienza pastorale forte, fatta di condivisione dell’esistenza dei più poveri, di ansia per la loro promozione umana. Alla sua elezione, molti hanno pensato a un cardinale con una cultura più limitata dei suoi predecessori. La realtà e i fatti hanno dimostrato invece che c’è un pensiero a suo modo ben strutturato e forte.

Per conoscere una persona, ci sono molti modi. Senza dubbio, una maniera è quella di ascoltare e scrutare con attenzione il linguaggio. Tutti noi, infatti, quando parliamo usiamo, con predilezione e spesso, certi termini, che poi ritornano frequentemente. Queste parole sono come delle tracce, dei segnali della visione che abbiamo del mondo e delle cose. Per capire Papa Francesco, cercheremo di leggere questi segni, di decifrare le tracce (senza dimenticare che egli comunica anche con gesti molto espressivi, a volte sorprendenti).

Misericordia, processo, tempo, sinodalità, povertà, giustizia, fratelli/fratellanza accoglienza…Il termine più insistito, più marcato fin dall’inizio del suo ministero è senza dubbio misericordia (è così anche nella Sacra Scrittura). 

Il giorno della sua elezione, sorprendendo e rallegrando alcuni, ma non tutti, Francesco si è presentato come vescovo di Roma, e molto spesso ha adoperato questa espressione, mentre ha evitato altre formule (per esempio sommo pontefice) che provenivano da una certa tradizione, con una particolare immagine della figura del Papa. La scelta di considerare come espressione principale del suo ministero il legame con la Chiesa locale di Roma, esprime chiaramente l’intenzione di Papa Francesco: il primato del papa è fondato nel ministero episcopale, che è radicato nel legame con una ben precisa Chiesa particolare, cioè una comunità, un luogo, un territorio. Papa perché vescovo della sede romana; papa, con autorità su tutte le Chiese particolari e garante dell’unità tra tutte le Chiese locali, proprio perché vescovo di Roma, fratello di tutti i vescovi pastori e servitori delle Chiese diffuse in tutta la terra. 

Il 3 ottobre 2020 Papa Francesco ha pubblicato una bella lettera enciclica dal titolo, sono le prime parole, Fratelli tutti. Molti tra i primi lettori/lettrici hanno pensato a una limitazione: dove sono le sorelle? Papa Francesco che le dimentica, forse anche lui “maschilista”, prigioniero di una concezione patriarcale? Le prime reazioni non hanno letto bene: le due parole iniziali sono una citazione di San Francesco, infatti il Papa dice: Fratelli tutti, scriveva San Francesco d’Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo. Questo inizio esprime chiaramente la visione di Papa Francesco: costruire tutti una Chiesa di fratelli e sorelle che cerca di realizzare nel mondo e nella storia il modello di vita proposto dal Vangelo. Questo significa che Francesco intende il suo ministero di vescovo per suscitare e far crescere una vita veramente fraterna nella Chiesa. Ma non solo: egli concepisce una fraternità dei credenti, nata e fondata nel battesimo, ma anche una fraternità tra tutti gli uomini e le donne, conseguenza dell’essere ognuno a immagine di Dio, ognuno amato da Dio, ognuno fratello/sorella di ogni altra persona, in quanto ognuno creatura di Dio e benedetto da Dio. Per questo il rifiuto da parte di alcuni di considerare ogni essere umano non battezzato figlio o figlia di Dio, è un errore. Tutti figli e figlie e perciò tutti fratelli e sorelle, con la medesima dignità, con il medesimo valore. Quest’anno verrà canonizzato fratel Carlo de Foucauld, il piccolo fratello universale. Cioè fratello di tutti, senza distinzioni. Come lo è stato molto prima, e lo è ancora oggi, Francesco d’Assisi.

L’autopresentazione di Papa Francesco come vescovo di Roma e la sua insistenza sulla fraternità che lega ogni essere umano, sono due espressioni che dicono qualche cosa di essenziale nel cuore e nell’insegnamento di Papa Francesco.