Un cuore limpido che rifletta la sapienza di Dio

Un cuore limpido che rifletta la sapienza di Dio

Intervista impossibile a S. Nicolao della Flue


Contadino, soldato, politico, giudice, marito, padre di dieci figli. 

Ma un giorno, a cinquant’anni, decidi di andare a vivere da solo. Perché?

Imposti male la domanda. Non andavo a vivere da solo. Questo sarebbe egoismo, fuga, evasione. Io continuavo a vivere in Dio, come prima. E chi vive in Dio, vive con tutti. Cambiava solo la modalità della mia esistenza.

Rimane però il dubbio. Uno può abbandonare lavoro, cariche, impegni sociali: ma la famiglia? Certe scelte una volta fatte, sono fatte. Come cambiarle?

Questa perplessità nei miei confronti non è nuova. C’era già allora ed è continuata. Per certi aspetti posso anche capirla. Vedi, fra quelli che scendono alla gola del Ranft ci sono due categorie: i visitatori e i pellegrini. I primi sono dei turisti più o meno curiosi; fa sempre un certo effetto vedere i luoghi in cui sono vissuto, il paesaggio suggestivo, le due stanzette dell’eremita. Una forma romantica di cogliere  le cose, non cattiva, ma superficiale. D’altra parte tutto quello che sembra uscire dalla norma suscita sempre un certo interesse. Non mi dava fastidio allora, non mi dà fastidio oggi. In fondo poteva essere prevedibile. 

Altra cosa è il pellegrino. Questi ha un cuore libero, altrimenti non sarebbe tale. Non chiede, non interroga, non ha perplessità. Perché il suo cuore è limpido e quindi riflette la sapienza di Dio. 

La mia scelta è stata un mistero, come un dono. Ogni chiamata è così. E’ inutile voler interpretare tutto. La mia famiglia conosceva questo mio cammino – che partiva da lontano – e ne coglieva il mistero.  Per capirlo devi entrare in un’altra dimensione. 

Comprendo che tu faccia fatica a capirmi : anche  perché, se sei sincero, devi ammettere di essere più visitatore che pellegrino. Per intanto almeno.

Cosa intendi allora per pellegrino ? Uno che non fa domande?

Non ho detto questo. Il pellegrino è uno che si mette dalla parte del mistero, che poi è un progetto di amore. E’ come  il “vieni e vedrai” del Vangelo, quando quel pomeriggio alcuni discepoli avevano chiesto a Gesù dove avesse la sua casa.

Rischio, avventura, scelta di amore. Le beatitudini non sono forse questo ? Senza questo cammino non ce la fai : rimani in superficie. Belle parole e basta. Dio ti si rivela solo così. Se cominci a perderti  nelle tue argomentazioni, non vai lontano. E non spieghi un bel niente.

Parli del “vieni e vedrai”, come se tutto fosse semplice.

Proprio così, ma le  cose semplici sono le più impegnative. Perché sono le uniche vere. Dio è semplicità, perché è amore. Però un vero dialogo d’amore non lo costruisci in un attimo. Non ti pare?

Ma da te vengono più visitatori o pellegrini?

Non mi piaceva allora fare il giudice, puoi pensare quanto possa piacermi adesso che vivo totalmente in Dio. Del resto chi sa leggere veramente nel cuore di un uomo? Solo Lui. Nemmeno tu riesci sempre a leggere nel tuo. Anche se spesso, se lo lasci parlar chiaro, finisce col dirti la verità. Ogni vita  è un cammino. E ogni uomo ha il suo deserto e i suoi vitelli d’oro da attraversare prima di arrivare alla terra promessa. In questa dimensione delle Beatitudini entri facendo tanta strada. E’ una legge così.

La tua giornata era più preghiera, silenzio o meditazione?

Ti pare una domanda ? Non c’è preghiera senza silenzio e non c’è meditazione senza preghiera. A chi mi interrogava dicevo che “si va alla preghiera come alla danza o al combattimento”. Gioia e insieme impegno, forte, per un incontro.

Ogni istante diviene così contemplazione e cammino. Tappa dopo tappa, senza traguardi, perchè l’infinito non ne conosce.  Una “danza e un combattimento infiniti”. Gioia e impegno. Anche sacrificio. Nella vita non si improvvisa niente e ogni conquista va costruita. Tanto più nell’esperienza mistica che sfiora l’infinito.

Parliamo allora di pace. Tu nasci ai tempi del Concilio di Costanza. Bella Chiesa quella occidentale di allora. Scismi, eresie, necessità di riforma.

Cosa vuoi dire? Per prima cosa devi considerare il contesto storico di quei tempi  e poi bisogna distinguere la vita della Chiesa dalle sue vicende riferite a singoli periodi. D’altra parte “i confini della Chiesa passano per i cuori degli uomini”, per usare la frase del cardinal Journet, vissuto parecchi secoli dopo di me. Se è così, invece di guardare a quello che giornalisticamente può fare colpo, cerca piuttosto di allargare i confini del tuo cuore. Così arricchirai anche gli orizzonti della Chiesa. Questo valeva allora e vale oggi, come sempre. Altrimenti finisci con il parlare di Chiesa come se tu non ne facessi parte o riduci la vita della Chiesa a semplici eventi, magari anche criticabili, ma che non ne intaccano la sostanza.

Però anche la tua esperienza personale porta il segno dello strano rapporto fra Chiesa e politica. Tu sei stato battezzato a Kerns e non a Sachseln, perché questa località era senza parroco. Infatti voi non accettavate i parroci nominati direttamente ancora dalla Casa d’Austria. 

Erano situazioni particolari, legate a precisi momenti storici e non vedo a quali conclusioni potrebbero portare. Forse allora eravamo noi a sbagliare, non accettando.

Di fronte a discussioni di questo genere, ripetevo questa frase : “Una fontana dona sempre la stessa acqua, pur avendo tubi di rame, di piombo, d’argento o di oro”. Penso che il discorso della grazia si ponga al di là delle persone. Questo vale nelle due direzioni: per non denigrare, ma anche per  non esaltare. Nessuno.

Alla Dieta di Stans quando i Cantoni svizzeri litigavano l’uno contro l’altro nella spartizione del bottino delle guerre di Borgogna, hai portato pace e riconciliazione. Però, prima dell’eremo hai partecipato a diverse battaglie. E non esistono guerre giuste, perché le guerre sono guerre e basta.

Nella domanda – se si tratta di una domanda – c’è già la risposta e in questo il Vangelo è radicale. Arrivarci fa parte della strada, di cui ti parlavo prima. Non ho nulla da aggiungere. La storia al riguardo è chiara nel dirci che il programma del Vangelo è difficile e richiede il cammino di cui ti dicevo. Costruire una “mentalità” di pace non è uno slogan,  ma un cammino di grazia. E di conversione. Continua. Per tutta una vita.