Un dialogo fondato sulla carità

Un dialogo fondato sulla carità

Verso futuro umanamente sostenibile


Viaggio per le strade e quasi sento la mancanza dei cartelloni con le facce di tutti i candidati per le elezioni cantonali 2023. Una fila di volti appesi nei posti più improbabili: in curva, su cartelli, attaccati ai palazzi in città, alcuni su timide “ramine” di periferia. Un sacco di slogan più o meno rassicuranti, più o meno azzeccati, ci hanno accompagnati per diverse settimane. 

Chi non ha ricevuto un bel “santino” elettorale, ricco di promesse e bei sorrisi? Magari accompagnato da una stretta di mano! Gesto che era molto caro a mio papà, ma ricco di un significato che ora sembra essersi perduto nel tempo. Ricordo i suoi consigli riguardo la scelta del mio presunto fidanzato che per poter essere preso in considerazione doveva avere una “stretta decisa” e allo stesso tempo guardare diritto in faccia. Segno, a suo avviso, di sincerità. 

La stretta di mano era un patto! Con la pandemia (ma forse anche prima!) abbiamo perso questo uso e questo significato intrinseco. Con i social, l’abitudine di guardarsi negli occhi, direttamente, senza filtri e schermi. 

Il tema del numero di questo mese è la via del dialogo. Via che il nostro Pontefice, nella Laudato si’, ha declinato nell’invito ai cristiani ad essere anche attivi in politica ai vari livelli (internazionale, nazionale e locale) per farsi promotori di programmi a favore della salvaguardia del bene comune, di leggi mirate a promuovere il rispetto ambientale, gli interessi dei piccoli produttori e la tutela degli ecosistemi locali (N. 179). 

Una politica sostenibile in dialogo con l’economia, al servizio della pienezza umana e non schiava dei profitti, mirata unicamente al bilancio economico. 

Si tratta di evolvere come esseri umani, nella versione dell’homo eco-sapiens, le cui caratteristiche sono descritte nell’intervento di Anna. Ma non basta. L’ecologia per essere integrale deve tenere conto dell’uomo e dei suoi bisogni, soprattutto dei più fragili ed essere vissuta nella concretezza della quotidianità. Sentirsi fratelli dei più poveri, rendersi disponibili ad aprire un dialogo con loro, pronti ad assumersi il rischio di questa relazione che potrebbe far tremare le nostre certezze. Perché è nel dialogo con la diversità che ci si ridefinisce. 

È di grande importanza il nostro saper gestire al meglio le relazioni e costruire ponti e reti. Papa Francesco ci chiede che “la carità sia il linguaggio della Chiesa”. Una carità che, come ci ricordava S.Paolo, “non invidia, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, ma si compiace della verità”.(1cor, 5-6)

Una carità che è poi la via per la fratellanza e la pace, in cui ci conduce don Azzolino Chiappini, che ci racconta quanto sia ancora attuale l’enciclica “Pacem in terris” nonostante compia 60 anni. Alla luce anche dei conflitti attuali, in particolare quello russo-ucraino a noi molto vicino, ben conclude dicendo che la soluzione di un conflitto non è mai la violenza, ma sono la coscienza della fraternità umana e il dialogo, anche quando costa!